In vacanza gli occhiali incontrano condizioni che nel resto dell’anno non affrontano mai: sabbia, salsedine, creme solari, sudore, sbalzi di temperatura e cruscotti roventi. Sono anche il momento in cui si rischia di più di perderli o romperli, lontano dal proprio ottico. Ecco cosa portare, come proteggerli e a cosa fare attenzione se si decide di comprare un paio di occhiali da sole sul posto.
Mai pulire a secco una lente con sopra sabbia o sale. È il modo più rapido per rigare irrimediabilmente il trattamento antiriflesso: i granelli si trascinano sulla superficie sotto la pressione del panno. Prima si sciacqua, poi si asciuga.
La procedura corretta è semplice: sciacquare sotto acqua corrente a temperatura ambiente lasciando che il flusso porti via i residui, aggiungere se serve una goccia di sapone neutro, e asciugare tamponando con un panno in microfibra pulito. Se l’occhiale è rimasto a lungo al sole, va lasciato raffreddare prima di bagnarlo: lo sbalzo termico ripetuto affatica i trattamenti.
Sui detergenti va fatta una precisazione. Non è l’alcol in sé il problema — molti prodotti professionali per lenti contengono alcol isopropilico e sono perfettamente sicuri sui trattamenti moderni. Ciò che danneggia sono ammoniaca, acetone e i detergenti per vetri di uso domestico, che aggrediscono antiriflesso e colorazioni. Vale la stessa regola per i saponi profumati e per i prodotti da bagno degli alberghi.
Un fattore tipicamente estivo e spesso ignorato: le creme solari. I filtri chimici che contengono possono opacizzare i trattamenti e attaccare alcuni materiali della montatura. Se ne finisce sulle lenti va rimossa subito con acqua e sapone neutro, senza aspettare.
L’errore più costoso delle vacanze è lasciare gli occhiali in auto. In estate l’abitacolo supera facilmente i sessanta gradi e il cassetto portaoggetti fa anche peggio: a quelle temperature le montature in acetato si deformano, le colle cedono, i trattamenti si degradano e le lenti fotocromatiche perdono efficacia in modo permanente. Lo stesso vale per il cruscotto, la sdraio al sole e la sabbia rovente.
Un occhiale da sole senza filtro UV è peggio di nessun occhiale. La lente scura fa dilatare la pupilla, che si apre come al buio, e in assenza di filtro lascia entrare nell’occhio una quantità di radiazione ultravioletta superiore a quella che riceverebbe a occhio nudo. È il motivo per cui gli occhiali da sole comprati sulle bancarelle o in spiaggia, senza marcatura né documentazione, sono un rischio concreto e non un semplice acquisto di scarsa qualità.
Un occhiale da sole a norma è un dispositivo di protezione individuale e deve riportare la marcatura CE, l’indicazione della categoria del filtro e le informazioni del fabbricante. La categoria non riguarda la protezione UV, che deve essere totale in ogni caso, ma quanta luce visibile passa attraverso la lente.

Per l’estate al mare la categoria 3 è la scelta più adatta nella grande maggioranza dei casi. La categoria 4 serve in alta montagna e sui ghiacciai e non è idonea alla guida, mentre alla guida notturna non va usato alcun filtro superiore alla categoria 0. Sul colore, il grigio è preferibile per chi guida perché non altera la percezione dei colori dei segnali stradali.
Gli occhiali vanno sempre nel bagaglio a mano, mai in stiva: le valigie imbarcate subiscono urti e schiacciamenti, e in caso di smarrimento del bagaglio si resta senza. Se si portano lenti a contatto, il liquido va nel formato consentito dai limiti per i liquidi, ma conviene comunque avere gli occhiali addosso: l’aria molto secca della cabina disidrata le lenti a contatto e le rende fastidiose, e molti portatori le tolgono a metà volo.
Le lenti a contatto non vanno indossate in acqua, né al mare né in piscina né nella vasca idromassaggio. L’acqua può contenere microrganismi che si annidano fra lente e cornea, fra cui un protozoo responsabile di infezioni corneali rare ma gravi e difficili da trattare. Chi vuole vedere bene in acqua ha due alternative sicure: una maschera graduata oppure occhialini da nuoto con gradazione.
Per chi entra in acqua con gli occhiali da sole, il cordino è l’unico modo per non perderli: una montatura che cade in mare o in piscina si recupera raramente.
Il cristallino dei bambini è più trasparente agli ultravioletti di quello adulto, quindi lascia arrivare più radiazione alla retina, e i bambini passano molto più tempo all’aperto. Gli occhiali da sole in età pediatrica non sono un accessorio: devono essere a norma, di categoria adeguata, con lenti infrangibili e montature che restino in posizione. Un occhiale giocattolo con lenti colorate e senza filtro certificato espone a più radiazione di quanta ne riceverebbero senza.
Dopo un’estate di sale, sabbia e caldo vale la pena far controllare l’occhiale: viti allentate, naselli consumati, montature che hanno perso l’allineamento sono la norma dopo le vacanze, e sono anche ciò che porta a rotture nei mesi successivi. Nei nostri corner il controllo e la regolazione sono gratuiti e non richiedono appuntamento. Se serve un occhiale di scorta prima di partire, o un secondo paio da sole graduato, l’équipe di ottici può consigliarti la soluzione più adatta: dai un’occhiata alle nostre montature e ai nostri prezzi.
No. L’acqua di mare lascia depositi salini che opacizzano le lenti asciugandosi, e il cloro della piscina è aggressivo sui trattamenti e su alcune finiture della montatura. Se l’occhiale entra in contatto con l’una o con l’altra, va sciacquato appena possibile con acqua dolce a temperatura ambiente.
Con acqua tiepida e una goccia di sapone neutro, strofinando delicatamente con i polpastrelli e asciugando con un panno in microfibra pulito. Non va rimossa a secco, perché si spalma e può opacizzare il trattamento. Prima si interviene, meglio è: i filtri solari lasciati agire a lungo sotto il sole sono più difficili da togliere.
Non dal punto di vista degli ultravioletti: la polarizzazione filtra la luce riflessa da superfici come acqua, sabbia bagnata e asfalto, riducendo l’abbagliamento e migliorando il contrasto, ma la protezione UV dipende dal filtro incorporato ed è indipendente da questa caratteristica. In vacanza al mare o in barca la polarizzazione dà un comfort visivo nettamente superiore, e per questo vale la spesa, ma va verificato comunque che l’occhiale sia a norma.
Sì, e molto bene, perché l’irraggiamento ultravioletto in spiaggia è elevato. Con il caldo intenso però raggiungono una tonalità leggermente meno scura di quanto farebbero in inverno, ed è una caratteristica del meccanismo. In auto invece non si scuriscono, perché il parabrezza blocca gli UV che le attivano: qui abbiamo spiegato come funzionano.
Se hai una foto della prescrizione sul telefono, molti ottici realizzano un paio in tempi brevi anche all’estero. In assenza della prescrizione, un ottico può ricavare la gradazione dall’occhiale rotto con un frontifocometro, se ne è rimasta almeno una lente. Senza né l’uno né l’altro serve una nuova misurazione della vista. È il motivo per cui vale la pena portare sempre un paio di riserva, anche vecchio.
Sì. Le alte temperature prolungate degradano i trattamenti antiriflesso, possono provocare microfessurazioni della superficie e riducono in modo permanente l’efficacia delle lenti fotocromatiche. Le montature in acetato si deformano e le colle cedono. La situazione peggiore in assoluto è l’abitacolo dell’auto parcheggiata al sole, dove si superano abbondantemente i sessanta gradi.